giovedì 8 aprile 2010

La merenda

Quando mi aggiravo intorno ai ventitré anni, avevo un'amica coetanea che dondolava appesa al cordone ombelicale di sua madre.
Non respirava nemmeno senza che la madre beccasse le sue intenzioni come una gallina fa con il mais. Ovviamente, per la madre io ero l'amica cattiva, ma questo è un altro discorso.

Una volta dovetti assistere ad una lite violenta tra le due: un momento molto trash, direi.

Motivo dell'alterco? La merenda.
Già.
Lei (della quale ricordo gli anni: 23) non voleva fare merenda e la madre si mise prima a piangere e poi a gridare alla figlia il suo dolore per una ribellione che non si sarebbe mai aspettata (intanto, con occhio cannibalesco incolpava me). Il tutto finì con la mia amica seduta a tavola che mangiava il panino con la nutella chirurgicamente preparato dalla madre, mentre io le guardavo desiderando un paio di baffi per riderci sotto.

La nostra amicizia è morta per cause naturali.
Ho sempre ritenuto il dispiacere per il salto della merenda qualcosa che si può rinfacciare ad un cinquenne, non ad una ventitreenne a pochi metri dalla pensione.

Dopo anni, però, la verità si denuda davanti al banco dei prosciutti: a Civitavecchia, la merenda è un argomento serissimo.


Sig.ra A: "Guarda, mi fio non fa merenda se non je prendo la bresaola."
Sig.ra B: "Ah chi lo dice, signora mia! Mi fia l'altro giorno m'ha strillato perché non j'ho preso er filadelfia lait...sempre pe merenda. Ho provato a daje un formaggino, ma se n'è andata con il muso tutto nero!"
Sig.ra A: "Eh, che ce dovemo fa, toccà sopportalli, so a carne de a nostra carne..."

Rimango basita. C'è del dramma in questa conversazione. Ci sono dei bambini che non mangiano, bambini talmente esasperati che arrivano addirittura ad urlare contro i propri genitori pur di farsi ascoltare, bambini psicologicamente e fisicamente turbati da rinunciare al pasto più importante della giornata: la merenda!

Nel venire a conoscenza di queste realtà, non ho posso fare a meno di provare un dolore acuto al cuore, come se un coltello di ghiaccio e sanguinella mi sfondasse lo sterno. Ho pensato a quell'amica, a sua madre che cercava solo di salvarla da una vita di angosce e drammi esistenziali di entità pachidermica, facendole mangiare pane e nutella tutti i giorni alle quattro del pomeriggio. Come ho potuto essere così ingenua?

Saltare la merenda può provocare un vero e proprio disagio sociale, magari può sfociare addirittura in prostituzione minorile e bullismo!!

Appresa finalmente l'importanza della merenda, e ringraziato silenziosamente le due signore, mi rimetto in ascolto cercando di trarre altri grandi dettami.

Sir.ra A: "Me devo move, ché mi fio sta pe tornà a casa."
Sig.ra B: "Che lavoro fa?"
Sig.ra A: "Lavora alla posta, fa l'impiegato. Pure su moje, lavoreno insieme da vent'anni ormai!"
Sig.ra B: "Ah, pensa te, mi fia c'ha lavorato un sacco de tempo alla posta, mo fa la ristoratrice, pure lei lavora co su marito!"


Ed eccolo, l'altro importantissimo insegnamento, qualcosa che avrei dovuto capire ai tempi dell'amica pane e nutella: quando a Civitavecchia due signore discutono sulla merenda dei figli, non dare mai per scontato che si parli di bambini.

2 commenti:

Susy ha detto...

Sei troppo brava per essere civitavecchiese.

Susy ha detto...

Sei troppo brava per essere civitavecchiese.

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