domenica 2 maggio 2010

Oggi ti odio

Io non lo so, cara Civitavecchia, come devo comportarmi con te.
Vedi, alle volte mi capita di camminare da sola, soprattutto in inverno, alle sei del pomeriggio, quando il sole saluta tutti e va dall'altra parte del mondo.
Ecco, in quei momenti mi fermo a guardarti vivere per cercare la crepa che ti divide dal resto del mondo.

Quella crepa di cui tutti si lamentano, ma che continuano ad allargare.
E sarà l'amore o perché sei stata mia madre per tutta la vita, ma mi sembra una crepa trasparente.

Poi capita di rischiare la vita perché uno dei tuoi figli non si è fermato allo stop, o di sentir dare del "coglione" ad una persona che ha sempre lavorato onestamente, solo perché si è stufato di farsi sfruttare, e allora la vedo nitida, ben distinta dalle rughe che ti porti in volto. E mi chiedo perché. Perché ti lasci squarciare così?

Oggi ti odio, Civitavecchia.
Il mio non è un odio polemico, è un odio saturo di esperienze dalle quali tu non mi hai mai protetta, anzi, sembra che tu mi abbia scaraventata addosso a loro solo per il gusto di vedermi perire in braccio ad un cumulo di ignoranza ed egoismo.

La maggior parte dei tuoi figli, cara Civitavecchia, non ha altri vestiti oltre a quelli sporcati da questa ignoranza. Lo sapevi?
No, non chiamare le nuvole, non basterà la loro pioggia per lavare via il grasso e l'unto da quei vestiti.
Il lerciume non si staccherà mai dagli abiti di chi è orgoglioso di indossare capi sporchi.

Vorrei non dirtelo, tuttavia... sto pensando di lasciarti.
C'è un paesino, su, in Austria, che mi piacerebbe far diventare la mia casa.
E' calmo, silenzioso, abitato da vecchiette e gatti.
E' su un lago.

Oggi ci pensavo mentre passeggiavo lungo il viale, poi qualcosa ha attirato la mia attenzione: era il mare.
Mentre lo osservavo, grigio e timido, mi sono chiesta se sia davvero solo mare o se in esso ci sono tutte le lacrime che tu versi ogni giorno per la prole disgraziata che hai messo al mondo.

Vorrei salvarti, non lasciarti annegare nel tuo stesso dolore, però, guardami. Guardami come la prima volta che mi hai vista.
Non te ne accorgi? Sto costantemente sopravvivendo a te e ai tuoi figli.
Sono stanca. Tu hai la storia e il porto da mandare avanti, hai uno scopo per rimanere qui: sei la donna più bella che Roma abbia mai avuto. Lei ha bisogno di te.
Ma io, io cosa ho qui? Qui non c'è più niente per me. Tranne te, ovviamente.

Ah, già, il mare.

Il mare, lui, l'unica arma che hai per incatenarmi a te.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

da anto

Civitavecchia è una città senza storia. La storia se l'è sempre fatta fare dagli altri, romani, saraceni ecc. Qui non c'è nulla e non ci sarà mai nulla, proprio perché la sua ossatura storica è questa: porto, città di passaggio. E così le persone: hanno incuneato dentro di loro questa sua essenza priva di radici.
Vattene. Qui non c'è futuro.

Lotti ha detto...

trova un altro posto al mare :P

stefitiz ha detto...

che amarezza traspare....il mare non c'è solo lì però!

mia ha detto...

Vero..l'amarezza urla .. la rabbia si dimena aggressiva..ma benchè silente, l'amore per questa città è immenso......

Pikadilly ha detto...

Esatto, Mia. ;)

Pikadilly ha detto...

Esatto, Mia. ;)

Posta un commento