giovedì 20 maggio 2010

Troppo sale

Oggi è una di quelle giornate da prendere Civitavecchia, accartocciarla fino a farla diventare un puntino e gettarla più lontano possibile.

Stamattina ero seduta al Gran Caffè, guardavo il mare, il viale, il mare, il viale, il mare il viale, come se fossero un unico concetto. Mi sono sentita un segnalibro chiuso dentro un volume letto centinaia di volte.
Voglio evadere da questo libro, da queste parole, da queste sensazioni ripetitive e monofoniche.

26 anni e il prepotente desiderio di non passarne altri qui a contare i cambiamenti di una città immobilizzata.
Adesso stanno rifacendo la Marina, e io non riesco, non ce la faccio proprio a privare la mia ragione della solita domanda: finirà come il Pirgo? Bella due giorni e poi invasa da mandrie di cavallette adolescenti con il vizio della distruzione?

Lo so anche io: non è il lifting alla Marina il mio problema. Il problema ce l'ho davanti quando mi specchio, il problema porta il mio nome e il mio cognome.
Mi è esplosa questa bomba nel fegato e ho tutta la voglia di perdere i miei pezzi per il mondo, non qui.
Qui ci posso lasciare il cuore, ma il cervello, la mia età e tutto il resto del corpo devono migrare da qualche altra parte.

Civitavecchia non può dissetarmi, perché la sua bevanda ha troppo sale, e io so di non avere più uno stomaco forte per digerirla.

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