Quando mi avvicino al supermercato, mi vengono le crisi di mezzà età, la depressione post partum, un attacco di panico pre-traumatico e l'irrefrenabile desiderio di finire sotto un cassonetto dell'immondizia in fuga, perché tutto è meglio che fare la fila alla cassa, soprattutto quando dietro di me accosta quella vecchietta.
E' un bonsai con la dentiera, un'ultraottantenne indifesa, minacciata dal mondo che non rispetta gli anziani e la loro storia; impaurita, stringe al petto il portafogli modello Suv contenente i pochi spiccioli della pensione, i punti della Coop, la tessera della Conad, il numero del becchino e le foto dei figli ingrati che l'hanno abbandonata per lavorare 15 ore al giorno - bastardi!
I suoi capelli bianco-reparto di radiologia ti ricordano tua nonna, le grinze della pelle sono come piccoli libri di vita, in cui lei ha trascritto la sua esistenza, i ricordi, gli amori, la famiglia, le delusioni e le passioni della gioventù. Ah, ti verrebbe voglia di abbracciarla per sentire il profumo di protezione e di infanzia, la tua, di quando la nonna era l'angelo che ti difendeva dalla mamma dittatrice e proibizionista; avverti nella memoria l'immagine di quella volta che hai tagliato a fette un pesce rosso ancora vivo, solo per vedere se i suoi budelli erano come quelli della rana che squartasti il giorno prima. Vedi la mamma sgridarti, il papà toglierti a vita la sensibilità dalle chiappe, e lei, la comprensiva nonna che ti riempe di crostata fatta con le sue mani, mentre ti tiene sulle sue ginocchia gracili ma forti dell'amore per un nipotino innocentemente assetato di sangue.
Sì, rivedi tua nonna nella sconosciuta vecchietta dietro di te, le sorridi come a voler dire "Sono il tuo nipotino, quello che ha murato vivo il tuo cocorita", ti aspetti che lei ti riconosca e ti riami come allora, perché pensi che alla fine tutte le nonne siano una sola, e lei è la nonna di tutti.
Il tuo cuore è ormai zuppo di commozione, stai per farla passare avanti quando ti rendi conto che lei se ne fotte dei tuoi ricordi zuccherini, lei c'ha er diabete e la pressione a duecentomila e se ne vole solo annà a casa perché c'ha quattro nipoti da togliersi dai femori, ma non prima di averli ingravidati di merendine stracompratissime: lei non c'ha tempo de fa crostate, c'ha na vita sociale, LEI. Così ingrana la dodicesima, ti supera in rettilineo, e tu rimani lì, come un carciofo ignudo, con i sentimenti in frantumi e una sola consapevolezza: non puoi reclamare il tuo diritto di precedenza, perché lei è anziana e tu sei di default il giovane senza rispetto per i vecchi, vergogna!
Mentre lei sfila l'iPhone dalla borsa, ti guarda con la dolcezza di Don Vito Corleone e il senso di giustizia genuinamente hitleriano. La gara l'ha vinta lei. Lo sa. Lo sai.
Dov'è finita la tua cara nonnina?
L'ha mangiata la nuova terza età, che è una nuova release della seconda, praticamente hai davanti una tua coetanea. Che ti ha fregato. Che ti ha sorpassato. Che non ti rispetta proprio perché sei giovane. Che ti ha fatto nascere il desiderio di retrocedere anche tu di qualche anno, almeno fino alla prima tenerissima età, quando il mondo girava come doveva girare e il sorpasso era un favore chiesto al giovane davanti, non una furbescheria difesa a colpi di luoghi comuni sulla moderna gioventù maleducata e insensibile.
giovedì 3 giugno 2010
Il sorpasso
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