giovedì 1 luglio 2010

Me lo vendi gratis?

Io lavoro in rete.
No, non lavoro a Civitavecchia, anche se le mie titaniche chiappe poggiano su sedie locali, io lavoro in rete. Lì dove hai la possibilità di comunicare con il mondo sbracata sul divano come un tricheco al sole.

La sociopatia e l'arte di fare caso a tutto non sono state generate dal mio lavoro, ma dall'essere nata in una città in parte, gran parte, popolata da persone che riescono a bearsi di aver organizzato due settimane di vacanza alle Mauritius mentre piangono miseria e tremano al pensiero di non riuscire a comprare il cibo per tutto il mese.

A dir la verità, questo lavoro ha domato moltissimo la mia sociopatia, ciò è avvenuto grazie alla conoscenza di realtà molto indietro rispetto a quella civitavecchiese, tanto in là da farmi apprezzare la mia città per quella che è, ma sempre senza lasciar passare tutto con il solito vabbenismo alla "C'è di peggio, quindi se vengo presa sotto sulle strisce, vabbe', che sarà mai..." .

Ecco, lavoro principalmente per gente "della rete", tuttavia mi capita di lavorare anche per i miei concittadini, quelli che non si lamentano del disagio giovanile e poi negano al giovane webmaster la possibilità di farsi valere scegliendo la grande e iperconosciuta webagency, per intenderci. Lavoro, dunque, per quelli che comprendono il reale valore di internet.

Volete che lo dica? Lo dico: ho avuto più clienti "stranieri" che civitavecchiesi, pur essendo prima nei motori di ricerca per chiavi importanti come "realizzazione siti web Civitavecchia" e "Posizionamento nei motori di ricerca Civitavecchia".
Il motivo è presto detto.

I civitavecchiesi, o più precisamente il 60% dei civitavecchiesi che mi contattano per un preventivo, vorrebbero il lavoro gratis o comunque scontato del 90%.

I primi tempi ci rimanevo malissimo, ritenendo i miei prezzi esagerati rispetto alla concorrenza, così li ho amputati, finendo per lavorare cercando qualità, ma vendendo a prezzi cinesi.
Dopo 4 anni, analisi della concorrenza e tanta, tantissima esperienza al fronte, ho capito che non ero io ad avere i prezzi troppo alti, anzi, ero anche troppo tirata considerando l'offerta e il prezzo della concorrenza, il problema fermentava nel concetto di web secondo i civitavecchiesi, come lo vedevano, come lo usavano, come lo chiamavano: "passatempo" e "una cosa così". Volevano e vogliono il sito perché ce l'hanno tutti, ma non ne comprendono il potenziale.

Il sillogismo di fondo è questo:

Io-cliente con internet ci gioco.
Il gioco è divertente.
Tu operi con internet.
Quindi con internet ci giochi.
Quindi ti diverti.


Quindi perché devo pagarti per farti divertire? Dovresti ringraziarmi per averti dato la possibilità di divertirti.
Eh, semplice, no?

Ehm, no, perché se io vado al supermercato e prendo un fascio di misticanza senza pagare, avrò addosso come minimo quattro cassiere in tenuta antisommossa che mi impiccheranno con le budella di manzo essiccate, sopra il banco dei surgelati.

Quindi no. Non è semplice, è comodo, che è molto diverso.

Capire il reale valore di un lavoro come questo è difficile se giornali, telegiornali e pseudogiornalisti continuano a dare notizie che riguardano il web solo quando di mezzo c'è un morto collegato a gruppi o pagine fan di Facebook. Il Web non è Facebook, è altro, molto altro.

E' un mezzo di comunicazione di portata galattica, che dà la possibilità a tutti di essere qualcosa.
In rete, il figlio del ministro non è nessuno se non dimostra le sue capacità. Il non diplomato, che al liceo veniva denigrato da professoresse incapaci di guardare oltre il 4 in latino, ha la possibilità di dimostrare che quel 4 non è la prova della sua ignoranza (tutto questo mi ricorda qualcuna...). La mamma di un disabile grave ha la possibilità di comunicare con altre mamme che hanno lo stesso problema, sentendosi meno sola, sentendosi libera di dire "Ho pensato tante volte di buttarmi o di buttarlo dalla finestra", andando contro la morale stupida che la vuole completamente sacrificata al figlio. E gli esempi sono come i rotoli Regina: non finiscono mai.

Il web offre miliardi di possibilità che, in Italia in generale e a Civitavecchia in particolare, non si riescono a percepire come utili e soprattutto produttive, si preferisce buttare tutto a schifio e nella cesta dei "passatempi".

Ma, attenzione, non è solo colpa dei media, anche di molti "addetti ai lavori".
Il 60% delle volte che ho acquisito un ex-cliente della concorrenza, mi sono trovata di fronte persone che non sapevano nulla del proprio sito.Gente che si è dimostrata comunque ricettiva a certe tematiche e di sicuro non di quelli che "Ah, non me dì ste cose, ché non ce capisco niente. Te pago, fai tutto te" che un tipico atteggiamento di molti civitavecchiesi, quindi risultavano poco informate perché chi mi aveva preceduta non aveva dato loro informazioni utili per farli comunicare con il proprio sito.

Quindi è impossibile dare la colpa ai soli media, c'è una forte responsabilità anche da parte di chi opera in questo settore e dovrebbe vendere anche informazioni, oltre che prodotti fini a se stessi, perché un sito non è una borsa di pelle, è un mezzo di comunicazione che il cliente utilizza per arrivare ai propri utenti-potenziali-clienti: se il cliente non sa come il suo sito opera in rete, come si può pretendere che la sua offerta arrivi all'utente finale?
Piazzare siti è facile, farli vivere al cliente è più difficile, ma se ci si riesce fa bene a tutti. ;)

Se non si imprime nel cliente questo concetto, il sito diventa come una cabina telefonica, piantata lì aspettando che qualcuno la utilizzi, o peggio, come un luogo di divertimento sacrilego,del quale si può far a meno e che quindi non vale il prezzo richiesto.

In conclusione, io non lavoro gratis e non faccio sconti se non li ritengo necessari, principalmente perché rispetto il mio lavoro.

4 commenti:

Dimitri ha detto...

ti capisco benissimo sai..
anche io ho iniziato al tempo in questo modo.. ed avevo esattamente gli stessi problemi..

L'unica soluzione che ho trovato è stata quella di spostare il mio core business piu in alto, quindi con clienti molto più grandi che credessero nel web e volessero investire.

Una volta un mio excollega, discutendo di questo mi disse:
"vuol dire che il tuo business non funziona"

Ci rimasi malissimo, tanto da non parlarci per un po' di giorni..

ma aveva ragione, non potevo continuare a lavorare per certi clienti..
Può andare bene all'inizio, ma quando ingrani ed impari, quindi, acquisti valore, le cose devono cambiare..

Ovviamente questo valeva per me.. però può essere un buon punto di discussione.

ciao!

Pikadilly ha detto...

Esatto, Dimitri.

La stessa politica che sto adottando io.

Certo, poi faccio subito un mea culpa perché magari non sono stata capace di comunicare con il cliente e lui, preso all'amo, ha buttato tutto sul prezzo. Poi, però, quando vedo che insiste, mollo. ;)

Anonimo ha detto...

Ciao civitavecchiese pensante ,io d'estate faccio il bagnino , na zona tua , be ti diro nonostante tutto cio che sene pensi della categoria , be stendiamo un velo pietoso . Posso dire di aver strappato alle correnti un bel po di persone .Ma tuttavia mi vengono fatte pressioni , al fine di impegnarmi in tuttaltra direzione , tipo portare i lettini che ci è vietato, fare le pulizie sempre vietato , ma allora cosa vorresti fare tutto il giorno ? Quello per cui ho preso il brevetto ,cioe vigilare sull'incolumita dei bagnanti , che è anche citato nell'ordinanza balneare. Morale della favola mi sa proprio che in Italia il rispetto della professionalita altrui è un optional . é questo culto per l'essere furbo, sveglio nel fregar il prossimo , l'abbiamo ereditato dai nostri onesti è acculturati amministratori ;)

Pikadilly ha detto...

Anonimo, qui va a finire che prendi il brevetto per volare e ti fanno nuotare. Prendi la laurea in matematica e ti spediscono a fare latino e greco.

Io credo che l'amministrazione non c'entri molto. Se io sono stata educata a rispettare il lavoro altrui, la mia amministrazione può far come vuole, io seguirò i miei princìpi. ;)

In ogni caso è una situazione insostenibile, perché si rischia di dare al concetto di lavoro il significato di beneficenza.

:(

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