Due giorni fa, durante uno dei miei raptus da vetrina, ho incontrato una muffa conoscenza che fortunatamente non vedevo da anni.
Nessuno dal quale valga la pena farsi querelare per aver pubblicato nome, cognome e numero di nei, comunque.
L'ho vista per caso mentre tentavo di far divorziare i miei occhi da un maglione di cachemire esposto in una vetrina sotto i Portici. (Dovrebbero abolirle le vetrine a prova di sbavo.)
Per inquadrare il volto della tipa ho dovuto interrogare addirittura l'archivio degli indivdui da evitare come un'ulcera duodenale. E mentre decidevo tra il mimare una miopia fulminante o il dissimulare una demenza senile, lei già si dirigeva verso di me con la stessa impietosa velocità di un toro pamplonese.
Così faccio un respiro alla "non ci sarà un domani" e srotolo il sorriso più liftato che possiedo.
"Ciao, da quanto tempo! Come va?" domando io con lo stesso interesse di un becchino che chiede quante ore ha il morto.
"Ma ciaoooooooooo!! Io tutto bene, tu?" risponde lei mettendo l'accento su ogni sillaba.
"Tutto ok e..."
"Oh...mia figlia si è sposata. Con un
Avvocato di Roma. Un matrimonio favoloso!"
"C. si è sposata?" la cosa mi è risuonata credibile come l'approdo di Magalli su suolo saturniano. "Non l'ho più vista."
"Ci credo, abita a Roma.
LEI. E' felicissima, il marito è stupendo, è alto, moro e di buona famiglia. Ora stanno un po' qui perché lei ha l'influenza... ma poi tornano là, hanno un attico al centro...Ma dimmi di te, che fai di bello?"
La disoccupata? L'indebitata? L'Inviatrice di Curricula?