mercoledì 28 aprile 2010

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L'importanza di questo giorno

"Ma lo sai che alla sfilata di Santa Fermina non ci saranno le comparse?"
"Mmm"
"Credo che quest'anno sfileranno solo i bambini."
"Ma le bancarelle ce so'?"

***
"I costumi che usano per la sfilata sono molto ben fatti."
"Quale sfilata?"
"Quella di Santa Fermina..."
"Perché c'è una sfilata di Santa Fermina?"
"Ehm..sì..."
"Ah, io de solito vado solo alle bancarelle."

***

"Quando ero piccola, e non potevo andare alla processione, sentivo le sirene delle navi che salutavano Santa Fermina."
"Devi sentì che casino alle bancarelle."

 ***
"Ci sei mai andato al Forte a vedere la grotta di Santa Fermina?"
"Mai vista. Non sapevo mano che c'era."
"Ce stanno le bancarelle pure lì."
"Ah, allora passo a daje n'occhiata."

sabato 24 aprile 2010

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Gusci di cozza a dieta

In tv, alla radio, per strada, per telefono, in rete, ovunque decidi di sbattere la testa, non si parla d'altro che di "prova costume".

Vedi tutte queste donne terrorizzate dal bikini e non puoi fare a meno di immaginartele aggredite da un due pezzi con i denti a sciabola che esce dall'armadio appena sente odore di estate.
Se questo servisse a farle assomigliare a Belen, si farebbero dare un morsetto qua e là nei punti strategici.
Oh, sì che lo farebbero. :D

Ecco, ora c'è da dire che ho indirettamente assistito alla pubblica manifestazione di questo delirio. Diciamola tutta, mi è stata raccontata da persona fidata.

Lavorando in un ristorante civitavecchiese, ti capita di incontrare quattro amiche che parlano delle cose importanti della vita: prova costume (appunto), completini sexy, uomini e figli fatti "perché s'hanno da fa".

E capita anche di dover digerire soprattutto i loro discorsi mentre servi spaghetti alle cozze inondati di pecorino, antipasti di mare, fritture di pesce, tiramisu e almeno quattro cantine di Lucano, vino e limoncello.

Le senti filosofeggiare sul senso della vita e sull'importanza di usare sempre completi di pizzo, anche quando si sta male, perché per tenersi un uomo è questo il metodo giusto. Il pizzo.

Tra un piatto e un fiasco, ti ritrovi ad ascoltare le ragioni di quattro single circa la difficoltà di acchiappare un uomo serio e astemio per mettere al mondo bambini. Pur non volendo, te lo domandi: astemio dall'acqua? Non trovi risposta, perché, in verità, di risposte non ve n'è.

martedì 20 aprile 2010

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Oggi sfila l'iPhone

Moltissimi civitaecchiesi sono rimasti con una mano sola.

Visto che per alcuni tursti siamo scimmie antropomorfe o qualcosa di simile, è quasi legale pensare che ci siano state mondate le mani per farci dei posaceneri da souvenir, tuttavia non è questo il motivo per cui molti civitavecchiesi possono utilizzare una sola mano pur avendole entrambi funzionanti.
Il colpevole è questo:



Sì, è lui: l'iPhone.
L'oggetto che alcuni dichiarano essere più utile del sole.

Bene, ieri ero al supermercato, mentre facevo finta di intendermi di uova, un tizio sulla 35ina ha fatto volare un'intera partita di Santal alla pesca. Per cercare la confezione che più gli piaceva, ha spintonato due file di succhi di frutta, facendole così avanzare verso il bordo e, che ve lo dico a fare, queste sono caracollate per terra.

Poteva fermarle con l'altra mano. Eh no, perché l'altra mano era iper impegnata a cullare l'iPhone.

martedì 13 aprile 2010

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Curve da schianto

(Poi dice che non è vero.)

E' passato un mese da quando sono stata sequestrata dalla mia casa. Un mese costretta a subire influenze, distorsioni di caviglie e altre cosucce che lasciaperde. Finalmente, ieri, giornata sbaciucchiata dal sole, sono riuscita a riconquistare la libertà: mi sono fatta una passeggiata sul lungo mare e almeno quattro km di giri intorno alle nuove rotonde che il suolo civitavecchiese sta generando.

Ho conosciuto la rotonda all'incrocio della Moderna e quella all'incrocio dell'Ipsia. Ah sì, ho anche atteso i canonici cinque minuti nei pressi di quella al linguistico (i nomi delle vie infartano nella mia memoria a breve termine).

Perché? A domanda scontata c'è risposta scontata: incidente. Ve lo dico subito: io non c'entro niente, sono arrivata a festa iniziata.
In verità non era proprio un incidente, quanto una bottarella. Routine per la nostra signora rotonda del linguistico.

Mentre aspettavo che i civitavecchiesi non coinvolti nella bottarella valutassero attentamente la situazione, ho visto un carabiniere sorridere. Non so cosa lo rendesse così ilare, tuttavia la sua faccia aveva la tipica mefistofelica espressione di chi festeggia una vittoria. Di una scommessa, forse.

Non ho potuto fare a meno di immaginare un giro di scommesse tra carabinieri, polizia e municipale.
Polizia: "Quanti ne famo, oggi?"
Carabinieri: "Ah, secondo me 3!"
Municipale: "Diche?"
Carabinieri: "Dico dico."

Lo so, lo so che nessuno scommette sulle altrui sfighe di strada, ci mancherebbe. Tuttavia, credo che non sarebbe così tanto impensabile, voglio dire, con tutti i boom che quella rotonda vede, un concorso a premi potrebbe essere un'idea per abbottare le casse dello stato: "Cash for crash - vinci 4.000,00 euro a mese se indovini il numero degli schianti giornalieri".

La sfiga di uno può diventare la fortuna di un altro.
Come è in tutte le cose, alla fine.

Be', a parte le scommesse da botto, credo che non mi abituerò mai al giro-giro rotonda, perché, devo ammetterlo, preferisco sprecare la mia vita intellettuale* al semaforo piuttosto che la mia vita reale sotto la macchina dei sempreverdi "aa precedenza ad'era aa mia".

*Chiamo "vita intellettuale" tutti quei pensieri tipo: "Avrò chiuso il gas?", "Oggi niente pagnotta, je do de rosetta", "Oddio, me so scordata il motorino a casa...e allora perché sto ferma al semaforo?", ecc.

giovedì 8 aprile 2010

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La merenda

Quando mi aggiravo intorno ai ventitré anni, avevo un'amica coetanea che dondolava appesa al cordone ombelicale di sua madre.
Non respirava nemmeno senza che la madre beccasse le sue intenzioni come una gallina fa con il mais. Ovviamente, per la madre io ero l'amica cattiva, ma questo è un altro discorso.

Una volta dovetti assistere ad una lite violenta tra le due: un momento molto trash, direi.

Motivo dell'alterco? La merenda.
Già.
Lei (della quale ricordo gli anni: 23) non voleva fare merenda e la madre si mise prima a piangere e poi a gridare alla figlia il suo dolore per una ribellione che non si sarebbe mai aspettata (intanto, con occhio cannibalesco incolpava me). Il tutto finì con la mia amica seduta a tavola che mangiava il panino con la nutella chirurgicamente preparato dalla madre, mentre io le guardavo desiderando un paio di baffi per riderci sotto.

La nostra amicizia è morta per cause naturali.
Ho sempre ritenuto il dispiacere per il salto della merenda qualcosa che si può rinfacciare ad un cinquenne, non ad una ventitreenne a pochi metri dalla pensione.

Dopo anni, però, la verità si denuda davanti al banco dei prosciutti: a Civitavecchia, la merenda è un argomento serissimo.

venerdì 2 aprile 2010

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Venerdì santo

Quando ero nana, la maestra di religione mi chiedeva in continuazione perché non frequentassi la chiesa.
La mia risposta suonava sempre così: "Gesù andava in giro in sandali".

Lei non capiva e io non davo altre spiegazioni. Ero piccolina, ma già estremamente pignola su certi argomenti.
Mia madre non mi ha battezzata né mi ha mai costretta ad andare in chiesa. Ero libera di decidere da sola a cosa credere.
A pochi zompi dai sei anni, decisi di mia sponte che era venuto il momento di provarci. Una domenica di Maggio presi posto nell'ultima fila e assistetti alla messa.

Ad un certo punto passò l'omino delle offerte, gli diedi ciò che avevo, convinta che quei soldini sarebbero andati nello stomaco di qualche bambino come me.
Pochi mesi dopo cominciarono i lavori per la nuova chiesa.

Passavo davanti la parrocchia ogni giorno e ogni giorno mi chiedevo la stessa cosa:
"Perché i soldi spesi per questa chiesa non vengono dati ai poveri?"

Alle medie lo chiesi alla professoressa di religione, ella mi rispose: "Perché è la casa di Dio".
"Ma Dio ha bisogno di tutte queste case?"
"Dio è ovunque."
"Ah, e allora che bisogno ha di una casa se è ovunque?"
"Ti sbatto fuori dalla classe!"

Il discorso finiva lì.