Il cassonetto dell'immondizia ha una sua precisa collocazione filosofica nella vita dell'uomo civilizzato (o presunto tale): serve a sgombrare il presente dal passato.
Ci sono cose, però, che non riescono proprio a collocarsi nel tempo, cose senza passato, ma pregne di futuro: i libri.
Un libro trattiene solo il profumo del tempo in cui è stato letto, ma lui, il suo corpo, la sua pelle di carta, il vestitino rigido o morbido, tutto di lui è eterno. E' vero, si riempe di rughe, tuttavia non è mai abbastanza vecchio per morire. O almeno, non per morire gettato ai piedi di un cassonetto.
Eppure, poche sere fa, qualcuno ha deciso di separasi da alcuni libri scaricandoli come rifiuti qualsiasi a sud dei cassonetti sotto casa mia.
Libri intatti, ancora affamati di essere letti, libri senza una ruga né un bigattino della carta a decretarne l'imminente fine.
Rega', sinceramente, come se fa? (Una domanda molto civitavecchiese friendly.)
venerdì 28 maggio 2010
2 commentiLibri al macero
giovedì 20 maggio 2010
0 commentiTroppo sale
Oggi è una di quelle giornate da prendere Civitavecchia, accartocciarla fino a farla diventare un puntino e gettarla più lontano possibile.
Stamattina ero seduta al Gran Caffè, guardavo il mare, il viale, il mare, il viale, il mare il viale, come se fossero un unico concetto. Mi sono sentita un segnalibro chiuso dentro un volume letto centinaia di volte.
Voglio evadere da questo libro, da queste parole, da queste sensazioni ripetitive e monofoniche.
26 anni e il prepotente desiderio di non passarne altri qui a contare i cambiamenti di una città immobilizzata.
Adesso stanno rifacendo la Marina, e io non riesco, non ce la faccio proprio a privare la mia ragione della solita domanda: finirà come il Pirgo? Bella due giorni e poi invasa da mandrie di cavallette adolescenti con il vizio della distruzione?
Lo so anche io: non è il lifting alla Marina il mio problema. Il problema ce l'ho davanti quando mi specchio, il problema porta il mio nome e il mio cognome.
Mi è esplosa questa bomba nel fegato e ho tutta la voglia di perdere i miei pezzi per il mondo, non qui.
Qui ci posso lasciare il cuore, ma il cervello, la mia età e tutto il resto del corpo devono migrare da qualche altra parte.
Civitavecchia non può dissetarmi, perché la sua bevanda ha troppo sale, e io so di non avere più uno stomaco forte per digerirla.
Stamattina ero seduta al Gran Caffè, guardavo il mare, il viale, il mare, il viale, il mare il viale, come se fossero un unico concetto. Mi sono sentita un segnalibro chiuso dentro un volume letto centinaia di volte.
Voglio evadere da questo libro, da queste parole, da queste sensazioni ripetitive e monofoniche.
26 anni e il prepotente desiderio di non passarne altri qui a contare i cambiamenti di una città immobilizzata.
Adesso stanno rifacendo la Marina, e io non riesco, non ce la faccio proprio a privare la mia ragione della solita domanda: finirà come il Pirgo? Bella due giorni e poi invasa da mandrie di cavallette adolescenti con il vizio della distruzione?
Lo so anche io: non è il lifting alla Marina il mio problema. Il problema ce l'ho davanti quando mi specchio, il problema porta il mio nome e il mio cognome.
Mi è esplosa questa bomba nel fegato e ho tutta la voglia di perdere i miei pezzi per il mondo, non qui.
Qui ci posso lasciare il cuore, ma il cervello, la mia età e tutto il resto del corpo devono migrare da qualche altra parte.
Civitavecchia non può dissetarmi, perché la sua bevanda ha troppo sale, e io so di non avere più uno stomaco forte per digerirla.
sabato 8 maggio 2010
5 commentiVolando o a piedi?
In media, per creare una mail ci vogliono due minuti.
Tre se perdo tempo dietro alla domanda segreta.
Se sfioro i quattro è solo colpa del servizio che sto usando: fa il pignolo sulla password.
Cinque se mi sono distratta guardando Facebook.
Sei se in tv c'è Spongebob.
Metterci tre giorni sarebbe come rompersi una gamba a Milano e chiamare l'ambulanza nel Nebraska.
Eppur succede, ma l'attesa è tutt'altro che volontaria.
Prendi un giorno qualunque in cui decidi di farti la posta certificata sulla quale il ministro mignon Brunetta puntella le basi per informatizzare il cavernicolo italiano, poi vai in posta a rendere ufficiale il tutto e vedi cosa succede.
Succede che devi aspettare 24 ore, così, tanto per gradire.
Succede che momenti devi portare anche il certificato di sana e robusta costituzione.
Succede che l'impiegato della posta, cadendo da Urano, ti dice: "Ehm...ma...c'è bisogno di un foglio".
Un foglio al quale è difficile dare un'identità.
Succede che l'impiegato si consulta con dieci altri impiegati diversi, i quali ti guardano come se stessi chiedendo un kilo di prosciutto in offerta.
Succede che quando si capiscono i connotati del foglio, l'impiegata (sì, nel mentre l'impiegato ha avuto tempo di andare a Casablanca...) se ne esce con questa grande dimostrazione di competenza:
"Er foglio, quello che t' esce dar computer".
Ecco, e qui succede di sentire il forte bisogno di chiedere a tutto l'apparato Posta se il foglio che dovrebbe uscire dal computer vola o cammina.
Chi lo sa, forse è partito davvero dal Nebraska, magari con un areo di linea che fa tappa in Islanda, sul comignolo del vulcano Eyjafjallajökul.
Tre se perdo tempo dietro alla domanda segreta.
Se sfioro i quattro è solo colpa del servizio che sto usando: fa il pignolo sulla password.
Cinque se mi sono distratta guardando Facebook.
Sei se in tv c'è Spongebob.
Metterci tre giorni sarebbe come rompersi una gamba a Milano e chiamare l'ambulanza nel Nebraska.
Eppur succede, ma l'attesa è tutt'altro che volontaria.
Prendi un giorno qualunque in cui decidi di farti la posta certificata sulla quale il ministro mignon Brunetta puntella le basi per informatizzare il cavernicolo italiano, poi vai in posta a rendere ufficiale il tutto e vedi cosa succede.
Succede che devi aspettare 24 ore, così, tanto per gradire.
Succede che momenti devi portare anche il certificato di sana e robusta costituzione.
Succede che l'impiegato della posta, cadendo da Urano, ti dice: "Ehm...ma...c'è bisogno di un foglio".
Un foglio al quale è difficile dare un'identità.
Succede che l'impiegato si consulta con dieci altri impiegati diversi, i quali ti guardano come se stessi chiedendo un kilo di prosciutto in offerta.
Succede che quando si capiscono i connotati del foglio, l'impiegata (sì, nel mentre l'impiegato ha avuto tempo di andare a Casablanca...) se ne esce con questa grande dimostrazione di competenza:
"Er foglio, quello che t' esce dar computer".
Ecco, e qui succede di sentire il forte bisogno di chiedere a tutto l'apparato Posta se il foglio che dovrebbe uscire dal computer vola o cammina.
Chi lo sa, forse è partito davvero dal Nebraska, magari con un areo di linea che fa tappa in Islanda, sul comignolo del vulcano Eyjafjallajökul.
domenica 2 maggio 2010
6 commentiOggi ti odio
Io non lo so, cara Civitavecchia, come devo comportarmi con te.
Vedi, alle volte mi capita di camminare da sola, soprattutto in inverno, alle sei del pomeriggio, quando il sole saluta tutti e va dall'altra parte del mondo.
Ecco, in quei momenti mi fermo a guardarti vivere per cercare la crepa che ti divide dal resto del mondo.
Quella crepa di cui tutti si lamentano, ma che continuano ad allargare.
E sarà l'amore o perché sei stata mia madre per tutta la vita, ma mi sembra una crepa trasparente.
Poi capita di rischiare la vita perché uno dei tuoi figli non si è fermato allo stop, o di sentir dare del "coglione" ad una persona che ha sempre lavorato onestamente, solo perché si è stufato di farsi sfruttare, e allora la vedo nitida, ben distinta dalle rughe che ti porti in volto. E mi chiedo perché. Perché ti lasci squarciare così?
Oggi ti odio, Civitavecchia.
Il mio non è un odio polemico, è un odio saturo di esperienze dalle quali tu non mi hai mai protetta, anzi, sembra che tu mi abbia scaraventata addosso a loro solo per il gusto di vedermi perire in braccio ad un cumulo di ignoranza ed egoismo.
Vedi, alle volte mi capita di camminare da sola, soprattutto in inverno, alle sei del pomeriggio, quando il sole saluta tutti e va dall'altra parte del mondo.
Ecco, in quei momenti mi fermo a guardarti vivere per cercare la crepa che ti divide dal resto del mondo.
Quella crepa di cui tutti si lamentano, ma che continuano ad allargare.
E sarà l'amore o perché sei stata mia madre per tutta la vita, ma mi sembra una crepa trasparente.
Poi capita di rischiare la vita perché uno dei tuoi figli non si è fermato allo stop, o di sentir dare del "coglione" ad una persona che ha sempre lavorato onestamente, solo perché si è stufato di farsi sfruttare, e allora la vedo nitida, ben distinta dalle rughe che ti porti in volto. E mi chiedo perché. Perché ti lasci squarciare così?
Oggi ti odio, Civitavecchia.
Il mio non è un odio polemico, è un odio saturo di esperienze dalle quali tu non mi hai mai protetta, anzi, sembra che tu mi abbia scaraventata addosso a loro solo per il gusto di vedermi perire in braccio ad un cumulo di ignoranza ed egoismo.
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