Sfidando i nervi di Eolo, stamattina sono andata a vedere la nuova Marina.
Che fisico, signori!!
Il lifting e la piazzoplastica le han tolto 20 anni (e dire che nemmeno ha 15 anni), l'hanno resa più...più da cartolina, strappandole via la puzza di parcheggio che prima la faceva sembrare tipo un'autorivendita americana, una di quelle dove dal fondoschiena di una macchina d'epoca a 400 dollari spunta un ometto in papillon che cinguetta: "Dal Re dell'autovettura non avrai mai una fregatura!!!"
Però, lo devo ammettere, per tutto il sopralluogo non ho fatto altro che chiedermi quanto durerà.
Mi sono sentita maledettamente disfattista, ma allungando le orecchie un po' più del normale ho constatato di non essere l'unica a farsi questa domanda.
Qui vige il detto: "Ciò che l'amministrazione fa, il civitavecchiese distrugge".
Possiamo cantarla come ci pare, ma alla fine se Civitavecchia è vestita di stracci, non è solo colpa delle varie amministrazioni, due quarti del merito va anche a molti civitavecchiesi e alla loro prole scondita di senso civico, di senso del buono, o semplicemente di educazione.
giovedì 29 luglio 2010
0 commentiLa rifatta
venerdì 23 luglio 2010
1 commentiLa sputacchiera
Interno giorno. Viale.
I soggetti A e B si trascinano per le vie del centro sentendosi polli da rosticceria, quando all'improvviso uno sputacchio largo come un ippodromo scivola sotto il piede del soggetto A, causando le seguenti conseguenze:
- detronizzata l'intera gamma di santi attualmente presenti nel calendario cristiano
- voglia di far soggiornare in una vergine di Norimberga tutti quelli che evacuano liquami dalla bocca
- un selvaggio istinto omicida sedato dalla ragione del soggetto B
- bisogno di bruciare tutta Civitavecchia con una lente di ingrandimento gigante
- mettere una bomba sotto il partito "Uniti per lo sputacchio"
Dopo qualche minuto di urli da corrida, il soggetto A constata che il marciapiede è dimorato da variegati sputacchi:
- sputacchi lagunari
- sputacchi oceanici
- sputacchi solidi
- sputacchi con la coda
- sputacchi in decomposizione
- sputacchi turistici
- sputacchi economizzati
- sputacchi centrifugati
- sputacchi pensati
- ex sputacchi
Presa coscienza della situazione, i soggetti A e B sono costretti a fare lo slalom tra gli sputacchi, arrivando a destinazione con la sensazione di averne evitati trenta per beccarne cinquanta.
Ora, il soggetto A non osa nemmeno immaginare cosa fermenta sotto la suola della sua scarpa, preferisce ignorare, si interroga solo sull'effettivo bisogno di coltivare il Viale a sputacchi, ma soprattutto si domanda: cosa dovrebbe crescere una volta che lo sputacchio è stato piantanto? A quale bisogno risponde questo prodotto? C'è un piano marketing dello sputo? Si fa un business plan? Un'analisi di mercato tra gli sputanti?
E i concorrenti chi sono?
Oddio, no, credo che il soggetto A non voglia sapere chi sono i concorrenti dello sputacchio, preferisce ignorare anche questo.
I soggetti A e B si trascinano per le vie del centro sentendosi polli da rosticceria, quando all'improvviso uno sputacchio largo come un ippodromo scivola sotto il piede del soggetto A, causando le seguenti conseguenze:
- detronizzata l'intera gamma di santi attualmente presenti nel calendario cristiano
- voglia di far soggiornare in una vergine di Norimberga tutti quelli che evacuano liquami dalla bocca
- un selvaggio istinto omicida sedato dalla ragione del soggetto B
- bisogno di bruciare tutta Civitavecchia con una lente di ingrandimento gigante
- mettere una bomba sotto il partito "Uniti per lo sputacchio"
Dopo qualche minuto di urli da corrida, il soggetto A constata che il marciapiede è dimorato da variegati sputacchi:
- sputacchi lagunari
- sputacchi oceanici
- sputacchi solidi
- sputacchi con la coda
- sputacchi in decomposizione
- sputacchi turistici
- sputacchi economizzati
- sputacchi centrifugati
- sputacchi pensati
- ex sputacchi
Presa coscienza della situazione, i soggetti A e B sono costretti a fare lo slalom tra gli sputacchi, arrivando a destinazione con la sensazione di averne evitati trenta per beccarne cinquanta.
Ora, il soggetto A non osa nemmeno immaginare cosa fermenta sotto la suola della sua scarpa, preferisce ignorare, si interroga solo sull'effettivo bisogno di coltivare il Viale a sputacchi, ma soprattutto si domanda: cosa dovrebbe crescere una volta che lo sputacchio è stato piantanto? A quale bisogno risponde questo prodotto? C'è un piano marketing dello sputo? Si fa un business plan? Un'analisi di mercato tra gli sputanti?
E i concorrenti chi sono?
Oddio, no, credo che il soggetto A non voglia sapere chi sono i concorrenti dello sputacchio, preferisce ignorare anche questo.
lunedì 19 luglio 2010
0 commentiQuanti?
Mi dispiace non averne potuto parlare prima, ma ho pochissima tolleranza al caldo e il 90% della mia giornata non lavorativa la passo arenata sul divano o attaccata alle pale del ventilatore. In estate, il pc diventa amico intimo dell'afa e insieme collaborano per farmi passare l'estate a sbavare come le lumache.
Comunque volevo dimostrare tutto il mio dispiacere per la morte di Mario Sermarini.
Per molti questo nome suonerà anonimo e, sì, lo devo ammettere, anche per me era un nome tra i tanti, poi mia madre lo ha collocato dietro il bancone del Cinema Galleria e la prima cosa che ho sentito dentro è stata: "Quanti?"
Difficile dimenticare quel "Quanti?" riferito al numero di biglietti, difficilissimo dimenticare l'atmosfera da Cinema che si respirava nella sua bottega dei film, le poltrone comode, il profumo di pulito, il frescolino d'estate e il morbido caldo d'inverno.
Dopo la chiusura del Galleria, ogni volta che mi trovavo a passare davanti a quello che anni risponde al nome di Bingo (bleah!), era quasi una prassi immaginare il Sig. Mario appoggiato al suo bancone ad aspettare la fine del primo spettacolo e l'inizio del secondo.
Adesso che lui è morto, credo che quell'immagine tornerà ad accompagnarmi ogni volta che pascolo da quelle parti. Chi lo sa, magari un giorno entrerò in quell'immagine e lui sarà lì, blocchetto alla mano e pronto a chiedere: "Quanti?"
Comunque volevo dimostrare tutto il mio dispiacere per la morte di Mario Sermarini.
Per molti questo nome suonerà anonimo e, sì, lo devo ammettere, anche per me era un nome tra i tanti, poi mia madre lo ha collocato dietro il bancone del Cinema Galleria e la prima cosa che ho sentito dentro è stata: "Quanti?"
Difficile dimenticare quel "Quanti?" riferito al numero di biglietti, difficilissimo dimenticare l'atmosfera da Cinema che si respirava nella sua bottega dei film, le poltrone comode, il profumo di pulito, il frescolino d'estate e il morbido caldo d'inverno.
Dopo la chiusura del Galleria, ogni volta che mi trovavo a passare davanti a quello che anni risponde al nome di Bingo (bleah!), era quasi una prassi immaginare il Sig. Mario appoggiato al suo bancone ad aspettare la fine del primo spettacolo e l'inizio del secondo.
Adesso che lui è morto, credo che quell'immagine tornerà ad accompagnarmi ogni volta che pascolo da quelle parti. Chi lo sa, magari un giorno entrerò in quell'immagine e lui sarà lì, blocchetto alla mano e pronto a chiedere: "Quanti?"
domenica 11 luglio 2010
11 commentiL'anello al naso 2

In vita mia ho sempre cercato di non giudicare un libro dalle prime due pagine, però, lo devo ammettere, da quando sono stata oggetto del veneto ridanciano e presapercularo, ogni volta che scorgo turisti veneti sgambettare per Civitavecchia li guardo con sospetto,
o meglio, mi aspetto che scoppino improvvisamente a ridere in faccia alla fauna locale, me compresa.
Di amici veneti dai comportamenti sani ne ho tanti per disconfermare questo brutto pregiudizio che li vede come persone stravaccate sulla convinzione di vivere nell'unico pezzo d'Italia degno di essere salvato nel caso in cui un asteroide decida di pioverci in testa, eppure da soli non sono bastati per pulire del tutto l'icona del turista veneto che viene qui pensado di trovarci tutti con l'anello al naso e i collier di ossa.
Vi dico perché.
Avevo seriamente accantonato la decisione di fare di tutta l'erba un fascio (W il proverbio scontato), quando, pascolando a qulche metro dal teatro Traiano, ho intrasentito un gruppo di veneti stranazzare.
Seguendo il non tenero decibel veneto, mi sono trovata di fronte ad una scena che ho ritenuto subito scherzo dei miei occhi, del caldo e delle mie fantasie caraibiche. Era tutto vero, purtroppo.
Tags:
Civitavecchia,
comportamenti,
educazione,
turismo
giovedì 1 luglio 2010
4 commentiMe lo vendi gratis?
Io lavoro in rete.
No, non lavoro a Civitavecchia, anche se le mie titaniche chiappe poggiano su sedie locali, io lavoro in rete. Lì dove hai la possibilità di comunicare con il mondo sbracata sul divano come un tricheco al sole.
La sociopatia e l'arte di fare caso a tutto non sono state generate dal mio lavoro, ma dall'essere nata in una città in parte, gran parte, popolata da persone che riescono a bearsi di aver organizzato due settimane di vacanza alle Mauritius mentre piangono miseria e tremano al pensiero di non riuscire a comprare il cibo per tutto il mese.
A dir la verità, questo lavoro ha domato moltissimo la mia sociopatia, ciò è avvenuto grazie alla conoscenza di realtà molto indietro rispetto a quella civitavecchiese, tanto in là da farmi apprezzare la mia città per quella che è, ma sempre senza lasciar passare tutto con il solito vabbenismo alla "C'è di peggio, quindi se vengo presa sotto sulle strisce, vabbe', che sarà mai..." .
Ecco, lavoro principalmente per gente "della rete", tuttavia mi capita di lavorare anche per i miei concittadini, quelli che non si lamentano del disagio giovanile e poi negano al giovane webmaster la possibilità di farsi valere scegliendo la grande e iperconosciuta webagency, per intenderci. Lavoro, dunque, per quelli che comprendono il reale valore di internet.
Volete che lo dica? Lo dico: ho avuto più clienti "stranieri" che civitavecchiesi, pur essendo prima nei motori di ricerca per chiavi importanti come "realizzazione siti web Civitavecchia" e "Posizionamento nei motori di ricerca Civitavecchia".
Il motivo è presto detto.
I civitavecchiesi, o più precisamente il 60% dei civitavecchiesi che mi contattano per un preventivo, vorrebbero il lavoro gratis o comunque scontato del 90%.
I primi tempi ci rimanevo malissimo, ritenendo i miei prezzi esagerati rispetto alla concorrenza, così li ho amputati, finendo per lavorare cercando qualità, ma vendendo a prezzi cinesi.
Dopo 4 anni, analisi della concorrenza e tanta, tantissima esperienza al fronte, ho capito che non ero io ad avere i prezzi troppo alti, anzi, ero anche troppo tirata considerando l'offerta e il prezzo della concorrenza, il problema fermentava nel concetto di web secondo i civitavecchiesi, come lo vedevano, come lo usavano, come lo chiamavano: "passatempo" e "una cosa così". Volevano e vogliono il sito perché ce l'hanno tutti, ma non ne comprendono il potenziale.
Il sillogismo di fondo è questo:
Io-cliente con internet ci gioco.
Il gioco è divertente.
Tu operi con internet.
Quindi con internet ci giochi.
Quindi ti diverti.
Quindi perché devo pagarti per farti divertire? Dovresti ringraziarmi per averti dato la possibilità di divertirti.
Eh, semplice, no?
No, non lavoro a Civitavecchia, anche se le mie titaniche chiappe poggiano su sedie locali, io lavoro in rete. Lì dove hai la possibilità di comunicare con il mondo sbracata sul divano come un tricheco al sole.
La sociopatia e l'arte di fare caso a tutto non sono state generate dal mio lavoro, ma dall'essere nata in una città in parte, gran parte, popolata da persone che riescono a bearsi di aver organizzato due settimane di vacanza alle Mauritius mentre piangono miseria e tremano al pensiero di non riuscire a comprare il cibo per tutto il mese.
A dir la verità, questo lavoro ha domato moltissimo la mia sociopatia, ciò è avvenuto grazie alla conoscenza di realtà molto indietro rispetto a quella civitavecchiese, tanto in là da farmi apprezzare la mia città per quella che è, ma sempre senza lasciar passare tutto con il solito vabbenismo alla "C'è di peggio, quindi se vengo presa sotto sulle strisce, vabbe', che sarà mai..." .
Ecco, lavoro principalmente per gente "della rete", tuttavia mi capita di lavorare anche per i miei concittadini, quelli che non si lamentano del disagio giovanile e poi negano al giovane webmaster la possibilità di farsi valere scegliendo la grande e iperconosciuta webagency, per intenderci. Lavoro, dunque, per quelli che comprendono il reale valore di internet.
Volete che lo dica? Lo dico: ho avuto più clienti "stranieri" che civitavecchiesi, pur essendo prima nei motori di ricerca per chiavi importanti come "realizzazione siti web Civitavecchia" e "Posizionamento nei motori di ricerca Civitavecchia".
Il motivo è presto detto.
I civitavecchiesi, o più precisamente il 60% dei civitavecchiesi che mi contattano per un preventivo, vorrebbero il lavoro gratis o comunque scontato del 90%.
I primi tempi ci rimanevo malissimo, ritenendo i miei prezzi esagerati rispetto alla concorrenza, così li ho amputati, finendo per lavorare cercando qualità, ma vendendo a prezzi cinesi.
Dopo 4 anni, analisi della concorrenza e tanta, tantissima esperienza al fronte, ho capito che non ero io ad avere i prezzi troppo alti, anzi, ero anche troppo tirata considerando l'offerta e il prezzo della concorrenza, il problema fermentava nel concetto di web secondo i civitavecchiesi, come lo vedevano, come lo usavano, come lo chiamavano: "passatempo" e "una cosa così". Volevano e vogliono il sito perché ce l'hanno tutti, ma non ne comprendono il potenziale.
Il sillogismo di fondo è questo:
Io-cliente con internet ci gioco.
Il gioco è divertente.
Tu operi con internet.
Quindi con internet ci giochi.
Quindi ti diverti.
Quindi perché devo pagarti per farti divertire? Dovresti ringraziarmi per averti dato la possibilità di divertirti.
Eh, semplice, no?
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