giovedì 17 marzo 2011

150 anni in pochi metri

Questa mattina, mi sono svegliata...oh bella ciao, bella ciao ciao ciao...ehm, no.

Questa mattina mi sono svegliata, sono uscita e nessuno mi ha cantato Bella Ciao, ma l'invasor l'ho trovato ugualmente: un presentino vaccoidale di provenienza canina, tranquillamente collocato a due passi dal portone del mio palazzo. Surprise!


Probabilmente è il tributo di qualche italiano che festeggerà l'Italia come fa ogni giorno: riempendola di m...

Ok, circumnavigo la nuova isola e mi dirotto verso l'unica panetteria aperta nel raggio di ventimila parsec. La paninovendola che la gestisce ama molto l'Italia, ma anche far mangiare i propri figli, quindi oggi si lavora come un giorno qualsiasi.

Ha una bandiera grossa più del bancone impiccata al muro. Lei ci lavora davanti e sembra quasi che quella bandiera le regali qualche centimetro in più di altezza e di importanza.
Ogni tanto la guarda e pare trovare conforto in quei colori.
In verità ha beccato una macchia sul verde del tricolore e s'imbufalisce ogni volta che ci poggia l'occhio.

Di macchie su quel verde ce ne sono molte altre, vorrei dire. Non si vedono, ma quando parlano, il lercio comincia a colare da tutte le parti e non c'è quasi modo di ignorarlo. Seguendo questi pensieri m'imbufalisco anche io per qualche secondo, poi mi calmo. Non è colpa della bandiera, in fondo, ma del cattivo uso che si fa dei suoi colori, o peggio, del suo significato.
La signora sbraita un po' e poi spara il prezzo delle pizzette al ragazzo accanto a me: da ieri a oggi sono aumentate venti centesimi e diminuite di qualche centimetro. Apperò.
Esco dal negozio con un po' di amarezza e due sfilatini che sicuramente mi si piazzeranno prima sullo stomaco e poi sul girochiappa, ma non fa niente, oggi voglio festeggiare l'Italia così, con pane, stracchino e dolori de panza.


Mentre trotterello verso casa, vedo un vecchietto intento ad osservare il cielo. E' uno di quei vecchietti meteorologici, quelli che sentono la pioggia ancora prima dell'arrivo delle nuvole. Hanno tutto un sistema Epson nella pelle e la precisione di un infarto mentre stilano verbalmente il bollettino.
"Ma non lo vedi che c'è il sole? Dove vai con l'ombrello?!", gli grida un ragazzo, sicuramente suo conoscente.
Il vecchietto storce un po' il naso e riprende a camminare sbrigliando proprio l'ombrello. Tempo due secondi, arriva un nuvolone che si mangia il sole e scaraventa sulla terra quattro secoli di pioggia.
Mentre il ragazzo corre bestemmiando in aramaico, il vecchio se la ride in italiano.

Sono uscita senza ombrello, ma non importa, sono abituata alla pioggia e poi l'acquazzone improvviso è sempre una scusa d'oro da accampare quando si hanno capelli perversi, costantemente pronti ad accoppiarsi in nodi indistricabili: "Uh, la pioggia mi ha rovinato l'acconciatura....". Seee, te ce credi?!

Vedo molte persone correre per evitare di bagnarsi. E' acqua, signori, non candeggina.

Arrivo al portone che è già strapieno di rifugiati, tutti che parlano della pioggia come se fosse la più grande fregatura della loro vita o una guerra.
Mi faccio largo ed entro nel palazzo, all'improvviso non sento più né la parola "pioggia" né i vari requiem "Oddio, me so fracicato!" e " E mo' è un macello, come se fa? Oddio mio!".

Al cospetto della cassetta delle lettere c'è la mia vicina di casa allegra, quella con un quantitativo industriale di sorrisi e di figli. Al seguito ha un paio della copiosa prole. Sono due nanetti alti poco più di un bonsai, ma con il timbro vocale di un T-rex. Si stanno orbitando intorno e ridono mentre la madre ripete "Bollette, bollette, bollette...oh, guarda, un'altra bolletta!" e sorride aspramente.

Appena i due over bonsai si accorgono di me, si fermano e mi salutano chiamandomi "Signora". Anche se mi hanno salutata gentilmente, posso sopprimerli? No? Ah, vabbe'...
In verità, lo fanno sempre, intendo salutarmi. Una volta uno dei loro ottocento fratelli mi ha anche aperto la porta perché ero carica di spesa e non mi avanzavano mani. Ha cinque anni e a malapena arriva alla maniglia del portone.
I galantuomini di oggi hanno i denti da latte e i Gormiti sulla maglietta.

Mi saluta anche la madre mentre seppellisce le bollette nella borsa, prendendo la via del portone.

Se ne va, seguita dai due paperotti che non hanno bisogno di un tom tom umano per capire dove devono virare: sono attratti naturalmente dalla gravità della madre e la seguono senza farsi trascinare. Si vede che nessuno li ha spaventati sul mondo, salutano tutti e sembrano felici, non solo di quella felicità tipica dei nanetti, ma anche di una felicità che pare espandersi in tutte le direzioni, anche nel futuro come la luce delle stelle nello spazio.
Fuori piove, ma su quei nanetti c'è un intera volta celeste limpida e piena di stelle.

Anche io mi dirigo verso qualcosa, verso le scale. Da secondopianista non lo guardo nemmeno l'ascensore. I nanetti possono anche chiamarmi "signora", ma io ho 27 anni e l'ascensore me lo tengo buono per i 28. :D

Pochi gradini più su rispetto al mondo, mi sale la sensazione di aver visto il presente, il passato e il futuro dell'Italia.

E' probabile che lei non abbia bisogno di essere festeggiata con orchestre e feste rumorose, ma con una vita semplice ed onesta, dove i presentini vaccoidali di cane vengono raccolti e le pizzette non dimagriscono dalla notte al giorno lievitando però nel prezzo; dove il vecchietto che esce con l'ombrello non è ad un passo dall'alterosclerosi, ma qualcuno che non si bagnerà mentre tutti gli altri si beccheranno la pioggia; dove i marmocchietti ti aprono anche le porte e ti salutano e ti chiamano signora, ma tu non li sbuzzi perché sono stati eleganti e signorili e perché in fondo ti fanno ricordare un'Italia che in verità non hai vissuto, ma che ti è sempre stata raccontata come una favola bella, solo che era reale. Un'Italia che aveva poco, ma in quel poco c'era qualcosa di immenso: l'amore per la semplicità.

Non so cosa ho tributato io alla 150enne Italia, ma una cosa è sicura: passerò questo giorno affossata nel letto a stramaledire il momento in cui ho deciso di festeggiarla con pane e stracchino!

4 commenti:

Arakne ha detto...

Hai un modo di osservare,interiorizzare e descrivere la realtà che ha del'incredibile. Un applauso a te, a questo bellissimo post e anche all'Italia ;)

Pikadilly ha detto...

Grazieeeeee, però c'è da dire che tra noi quella con più capacità d'osservazione sei tu. E me invidia. :D

Un abbraccione!!! :D

Antares ha detto...

Civitavecchia non cambierà mai...e gli italiani non cambieranno mai. Fortuna che di brava gente ancora se ne trova. Ma per quanto ancora?
p.s i regalini li trovo anche io nel giardino fuori casa, pare essere il regalo più gettonato qui (zero spese, grande sorpresa).

stefitiz ha detto...

grande post come sempre

Posta un commento