In questo ultimo mese, ho registrato almeno 4 parti, 2 amiche incinte e una che forse Sì forse NO: è immersa nella fase cagotto misto gioia.
Una delle puerpere in questione è la figlia di un barista che conosco da duecento anni e rotti.
Inutile dire che il bar è diventato una nursery, dove il nanetto può anche produrre scorie radioattive con le quali può minacciare di morte l'intera umanità, ma se va cambiato, lo si fa sui tavoli, anche mentre mezzo quartiere fa colazione a pochi centimetri.
Da quando è arrivato il nanetto, il bar si è parecchio svuotato.
Non faccio fatica a capire perché.
"La gente è intollerante", afferma la madre del cosetto.
"La gente paga per mangiare, non per vomitare", penso io.
Comunque circa una settimana fa è accaduto ciò.
A colloquio con la ragazza c'erano due signore "ummioddioquantoèbello", sì, avete capito bene, quelle che quando vedono un bambino, meglio se neonato, lo devono toccare assolutamente, accompagnando l'odioso gesto con dei vocalizzi da struzzo.
Ecco, stavano facendo proprio questo: spalmargli le mani in faccia e lesionargli l'udito con strilletti a 120 decibel ciascuno.
La madre, per cortesia, non diceva nulla, ma il tiratissimo sorriso "Freddy Krueger" non lasciava dubbi: voleva infilarle nel frigobar e lasciarle lì a socializzare con le fette di anguria e tranci di cotto.
Ad un certo punto, finite le scorte di vocalizzi, le due staccano le loro mani dal nano e se ne vanno. La pace torna nel bar e nel cuore della madre.
Ok, visto che era la prima volta in cui la beccavo da sola con la new entry, mi avvicino per salutare sia lei che lui. Tenevo le mani dietro la schiena perché io stessa da piccola meditavo tremenda vendetta contro chi entrava nella mia comfort zone senza essere invitato, quindi mi sono guardata bene dall'irrompere nella sua, oltretutto avevo toccato pure le ruote del motorino, sicché.
Ho semplicemente allungato il collo per vederlo e sorridergli, era in braccio alla madre, girata di 45° verso il bancone, ci percepivamo di sbieco, io vedevo bene solo la testa del cosetto. Appena la madre si è accorta della mia orbita di parcheggio si è girata dall'altra parte con uno scatto talmente fulmineo da poterlo brevettare e vendere ai grandi felini.
In quegli attimi ho visto nel suo viso e nel suo corpo qualcosa che può essere tradotto con questa frase: "Non ti azzardare ad avvicinarti a mio figlio!"
C'erano tre persone intorno a noi, due delle quali avevano iscenato il "tocca e strilla" come le signore poco prima. Le loro espressioni erano una via di mezzo tra "Ma che fai?" e "Perché non te lo fa manco vedere?"
Mi sono bloccata a mezz'aria e poi ho ritirato collo, viso e voglia di sorridere.
Ho pagato e sono schizzata via.
Ieri l'ho incontrata davanti il supermercato. Era senza nanetto, stava passando davanti una questuante con un piccolo cosetto attaccato al collo come un koala. Dormiva. Sembrava che il mondo non lo toccasse, non era magrissimo come ci si aspetterebbe dal figlio di chi non ha nulla, ma si vedeva che non faceva parte di quella classe sociale di nani che mangiano tanto, bene e quando vogliono.
Lei, la figlia del barista, li ha ignorati entrambi, anzi, si è anche abbondantemente scansata per non essere raggiunta dalla mano della signora. Sia mai che la infettasse con il virus della povertà.
Me la ricordo pochi mesi fa, quando incinta parlava del suo amore incondizionato per i bimbi, aveva sempre questa parola in bocca: bimbi.
Ne parlava con me, con gli altri, con tutti, forse ne parlava anche da sola davanti allo specchio.
Ne parlava con occhi fluo e il viso di sole.
Amare le persone è cosa buona, mi dissi. Sbagliando il termine "persone".
Forse avevo dimenticato che esistono figli di serie A e figli di serie B e di conseguenza le loro versioni adulte. Ripensando alla la figlia del barista che mi nasconde il nano come se volessi ucciderglielo in braccio, e allontanarsi schifata dalla donna fuori il supermercato*, capisco ora una cosa che forse sapevo da tempo: diventare genitori non vuol dire conoscere l'amore incondizionato, almeno non quello per il prossimo.
Guardandomi intorno vedo un mondo pieno di padri e di madri, molti dei quali sono cresciuti e crescono i figli nell'egoismo, nella socipatia che conosce l'amore per il prossimo solo a parole, vanno in chiesa a ingraziarsi Dio e se fanno beneficenza è solo perché Dio lo comanda, non la loro coscienza, e sono convinti che questo paio di gambe siano abbastanza forti da sostenere l'intero mondo.
Quando domandi loro come mai trattanno a cacchio il compagno di classe della loro prole, figlio di single o di zingaro, ti rispondono che non puoi capire perché non sei genitore, che l'amore per i figli non lo comprendi finché non lo provi e che la discriminazione, ovviamente chiamata "buon senso", serve per proteggere i propri pargoli. Dimostrano di odiare mezza umanità assumendo comportamenti altamente tossici nei confronti di chi non è come loro; si affacciano nelle culle e sorridono, distribuiscono strilli e ummioddio ma solo se quello messo in orizzontale e sbavante ha il pedigree, altrimenti è colpevole, tanto quanto chi lo ha messo al mondo, di sguazzare nella miseria e per questo deve subire la peggiore delle pene: essere ignorato e allontanato.
Eh, davvero, c'è stato bisogno di una stronzetta che crede di aver partorito Gesù Cristo per farmi ricordare certe cose e la rabbia di quando, in altri tempi e in altri modi** , al posto di quel nanetto akkoalato in braccio alla mamma fuori dal supermercato c'ero io.
* Se vi state chiedendo come faccio ad essere sicura che si sia allontanata per stronzeria e non magari spinta da una precedente esperienza negativa con quella donna, vi riporto ciò che ha detto alla cassiera cinque minuti dopo: "Quella ce sbatte in faccia il figlio e pretende che noi glielo manteniamo! Se sei na morta de fame, non li fa' i figli!". Notare come non ha usato la parola bimbo, ma figlio, escludendolo quindi dalla cricca dei bimbi che hanno diritto di essere amati. Incondizionatamente.
** Se mia madre fosse stata costretta a chiedere l'elemosina fuori dai supermercati, non mi vergognerei a dirlo, anzi, farei vergognare chi l'ha costretta a quella vita. Per fortuna, però, non ha avuto bisogno di arrivare a tanto. Anche se all'epoca occupavo ugualmente la casella "Morti di fame".
mercoledì 8 giugno 2011
Strilletti per bimbi...solo con pedigree
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12 commenti:
Mi fai tanta pena.Ogni volta che leggo i tuoi articoli mi chiedo come fai a covare tanto odio verso il prossimo.Se non hai avuto una famiglia che ti ha amato chiediti come mai,non accusare sempre il mondo intero perchè tu sei infelice e frustrata.Cambia finchè sei in tempo.
E tu chi saresti, la voce della verità?
Fammi capire, se a far notare le ipocriside delle persone vuol dire covare odio verso il prossimo, allora per dimostrare il mio bene verso gli altri dovrei approvare comportamenti che sono:
a) ipocriti
b) discriminatori
c) anticristiani (io non sono cristiana, ma pare che se sei cristiano sei anche automaticamente buono e giusto)
d) moralmente violenti e pericolosi per la crescita dei bambini sia nostri che degli altri
e) da veri e propri stronzi
??
Per questo blog, più di una volta sono stata accusata (sempre da anonimi) di covare odio. Eh, peccato che quello che voi chiamate odio è fatto di rispetto nei confronti di chi è diverso da me (non diverso in generale), della mia città (sfido chiunque a dirmi quando, dove e come mi ha visto gettare qualcosa in terra e/o far svuotare la vescica al mio cane sui cancelli degli altri), quando ho saltato le file, accettato calci in culo e tutte le belle cose che, evidentemente, fanno di una persona la più buona e giusta.
Mi devo chiedere perché mio padre mi ha abbandonata in culla? Ah non lo so, forse la facevo verde invece che marrone? Può essere. C'è chi abbandona i figli per molto meno.
Direi che il tuo commento dimostra solo una cosa: l'incapacità a prendersi la responsabilità di ciò che si dice. Tant'è che rientri nella teoria dei "pargoli con pedigree", tante belle parole, pochi fatti.
Infatti in questa Città sono tanti quelli che non ci mettono mai la faccia. Come mai ?
Non ho capito se la donna fuori del supermercato era italiana povera o ROM-zingara.
Se era la seconda purtroppo (anche io) abbiamo dei pregiudizi), e secondo me del tutto fondati visto che alla fine loro vivono in baracche (perchè lo vogliono loro e se gli si da una casa la rendono una baraccopoli mesi dopo), fanno figli a gogò per farsi mantenere dallo stato e mandarli a chiedere l'elemosina...non vedo in loro nessuna voglia di integrarsi.
Ho visto bambini di 6 anni rubare nelle borse delle moto parcheggiate (una di quelle era la mia) con stupore allucinante perchè quei figli sono stati educati così!
Allora, diventano bastardi da piccoli e per raddrizzarli bisognerebbe semplicemente toglierli alle loro famiglie che li portano alla rovina o meglio li portano ad essere come i genitori.
Io ho due figli e ho lavorato lavorato lavorato per dargli da mangiare, viviamo in 4 in 35mq e non penso sia tanto meglio di una baraccopoli, semplicemente la tengo pulita e ho in riscaldamento (ma pago anche 400€ al mese per questo, cosa che per due anni ho fatto fatica a pagare.
Comunque finiamola qui, il discorso è che le persone che hanno un certo tenore di vita vogliono proteggewre i propri figli come i miei genitori hanno fatto con me! Io non andrei mai a mendicare con mio figlio, piuttusto andrei a prostituirmi ma loro non devono sapere niente, ci si risolleverà prima o poi e non voglio fargli patire già da piccoli le parti brutte della vita. devo insegnargliele a parole queste cose senza necessariamente fargliele capire sulla propria pelle.
Daniele, al di là delle scelte della madre, tu la faresti pagare ad un neonato solo perché è nato nella comunità "sbagliata"?
Comunque ti posso assicurare che la signora fuori il supermercato è una di quelle che quando può farsi il mazzo se lo fa. Non pretende niente dallo stato e se può aiutarti è subito pronta e disponibile. Ma al di là di questo, certe persone non possono vedere i rom come anche i bambini italiani che non provengono da famiglie propriamente dette (leggi= come chiesa comanda).
Questi non possono vedere nessuno tranne quelli che considerano di potere. ;)
Mi è piaciuta molto questa frase "diventare genitori non vuol dire conoscere l'amore incondizionato, almeno non quello per il prossimo" :)
Le persone vivono di amore e di paura, amore per coloro che appartengono al loro mondo emozionale e paura dei diversi.
L'appartenenza è condizione per avere l'amore, quello incondizionato esiste solo nei precetti religiosi.
Ci sono tanti modi per essere diversi: il censo, l'estrazione sociale, la razza, la statura, il peso, la bellezza; ognuno è motivo di appartenenza e causa d'odio.
La grande intelligenza è uno dei motivi che più facilmente, nei contesti sbagliati, guadagnano l'emarginazione e il disadattamento.
E' a causa sua che sei diversa, una fiera avvicinatasi troppo al cucciolo di un'altra specie.
@recenso
Thanks. Sapevo che avresti apprezzato. :D
@sergio
E come faccio a non quotarti di nuovo?
@Anonimo
Non frequento assiduamente Pikadilly da poter dire di conoscerla come le mie tasche, ma posso assicurarti che non cova assolutamente alcun odio verso il prossimo (se non fossi una persona superficiale, avresti capito che quello che lei condanna è l'ignoranza e i preconcetti) e, soprattutto, che la sua famiglia l'ha molto amata e sostenuta, e continua a farlo. Probabilmente non era in mio potere fare questa precisazione, però mi sono sentita ugualmente di farla perché non c'è una sola parola del tuo intervento che corrisponda a verità. Ti invito a rivedere le tue posizioni.
@Pika
Quello che hai scritto mi ha fatto ripensare a una cosa che spesso si racconta a casa mia, ma della quale purtroppo non ho memoria. Avevo circa 2 anni e mezzo quando all'entrata di un negozio c'era un ragazzo africano che vendeva i suoi oggettini. Mia madre tirandomi dentro al negozio, deve aver detto qualcosa come "oddio, il vucumprà!!! Entriamo che questo ti rapisce"! Vogliamo dire che voleva "proteggermi"? Chissà. So solo che a quanto pare sono subito fuggita dai miei genitori, che mi hanno cercata in lungo e in largo nel negozio fin quando hanno visto che ero fuori, a parlare col "vucumprà" che tutti i bambini (e le loro madri) scansavano, a chiedergli da dove veniva e "perché sei tutto nero". Rideva e piangeva. Credo che quello sia stato un giorno importante a casa mia: non sempre proteggiamo i nostri figli da chi li minaccia, e viceversa.
@Arakne
Apprezzo molto il tuo intervento, grazie. Non era un tuo dovere, ma io ti ringrazio perché mi ha fatto molto piacere. Ecco.(Poi ti do le caciottine in separata sede. :D :D)
Concordo su tutto il resto e vorrei tornare indietro nel tempo per sentirti chiedere "Perché sei tutto nero?", ma soprattutto per conoscerti prima, così da cominciare a far figure di m. molto prima di qualche anno fa. :)
A parte gli scherzi, hai proprio ragione, non sempre si proteggono i figli da chi li minaccia. Grazie per questo racconto. ;)
@8bcf295bb2e23d6ee0d80710023f2b66 un commento sterile e che denota scarsa conoscenza della scrittrice dei post... Superficiale e ignorante.
Grazie, Alex. ;)
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