Questa mattina, mi sono svegliata...oh bella ciao, bella ciao ciao ciao...ehm, no.
Questa mattina mi sono svegliata, sono uscita e nessuno mi ha cantato Bella Ciao, ma l'invasor l'ho trovato ugualmente: un presentino vaccoidale di provenienza canina, tranquillamente collocato a due passi dal portone del mio palazzo. Surprise!
Probabilmente è il tributo di qualche italiano che festeggerà l'Italia come fa ogni giorno: riempendola di m...
Ok, circumnavigo la nuova isola e mi dirotto verso l'unica panetteria aperta nel raggio di ventimila parsec. La paninovendola che la gestisce ama molto l'Italia, ma anche far mangiare i propri figli, quindi oggi si lavora come un giorno qualsiasi.
Ha una bandiera grossa più del bancone impiccata al muro. Lei ci lavora davanti e sembra quasi che quella bandiera le regali qualche centimetro in più di altezza e di importanza.
Ogni tanto la guarda e pare trovare conforto in quei colori.
In verità ha beccato una macchia sul verde del tricolore e s'imbufalisce ogni volta che ci poggia l'occhio.
Di macchie su quel verde ce ne sono molte altre, vorrei dire. Non si vedono, ma quando parlano, il lercio comincia a colare da tutte le parti e non c'è quasi modo di ignorarlo. Seguendo questi pensieri m'imbufalisco anche io per qualche secondo, poi mi calmo. Non è colpa della bandiera, in fondo, ma del cattivo uso che si fa dei suoi colori, o peggio, del suo significato.
La signora sbraita un po' e poi spara il prezzo delle pizzette al ragazzo accanto a me: da ieri a oggi sono aumentate venti centesimi e diminuite di qualche centimetro. Apperò.
Esco dal negozio con un po' di amarezza e due sfilatini che sicuramente mi si piazzeranno prima sullo stomaco e poi sul girochiappa, ma non fa niente, oggi voglio festeggiare l'Italia così, con pane, stracchino e dolori de panza.
giovedì 17 marzo 2011
4 commenti150 anni in pochi metri
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