venerdì 29 aprile 2011

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Back to past: i concertisti delle sette di sera

Sono molto regolare nella scrittura di questo blog: effettivamente, un post ogni secolo è il massimo della costanza.
E' che ultimamente ho la depressione da blogger, scrivo scrivo scrivo e tutto quello che scrivo lo vedo cadere dal blog e schiantarsi a terra, inascoltato, o meglio, non letto.

Visto che le cose stanno così, ho deciso di raccogliere quelle parole e lanciarle in testa ai concertisti delle sette di sera.

La mia casa natale è un cascinale nato in campagna e trasferitosi in periferia nel giro di cinquanta anni. Da nanetta, il mio giardino si estendeva dalla porta d'entrata fino in Arkansas, oggi si estende dall'entrata all'uscita, che poi sono la stessa porta. Prima il vicinato era il silenzio d'inverno e le cicale d'estate, oggi ci sono avvocati, ingegneri, mantenuti, ladri velati e signori per bene, e tutti con almeno un cane. (Noi siamo i soliti alternativi e abbiamo solo una gatta.... sempre se quella cosa che capreggia nell'erba possa definirsi tale.)

In quel luogo di ricordi lontani, il concerto delle sette di sera lo tenevano tutti i cani del vicinato. Tutti tutti, non tutti qualcuno, tutti tutti. C'era il Riccardo Muti del subvicino che dava il LA e gli altri lo seguivano ritmicamente.
Raggiungevo le otto di sera trascinandomi appanzata sul pavimento, con le orecchie chiuse in se stesse e i nervi che facevano sumo con la pazienza.